FIDAF rassegna stampa del 23/03/2020

Rassegna Stampa

Emergenza Liberi Professionisti: documento unitario dell’Area Ambiente e Territorio di ConfProfessioni per chiedere provvedimenti adeguati

Le sigle dell’area tecnica Fidaf, Asso Ingegneri e Architetti, Ala Assoarchitetti, Singeop, e Antec esprimono congiuntamente le valutazioni sul decreto “Cura Italia” riscontrando l’inadeguatezza, per i professionisti dell’area tecnica, dei provvedimenti previsti dal Decreto legge del 17 marzo n.18.

Le sigle dell’area tecnica Asso Ingegneri e Architetti, Ala Assoarchitetti, Singeop, Fidaf e Antec, pur avendo già espesso singolarmente le proprie posizioni, ora congiuntamente esprimono le valutazioni sul decreto “Cura Italia” riscontrando l’inadeguatezza, per i professionisti dell’area tecnica, dei provvedimenti previsti dal Decreto legge del 17 marzo n.18. I liberi professionisti italiani, rappresentati dalle sigle firmatarie del presente documento, nello specifico: architetti, ingegneri, geologi, dottori in agraria e forestali, periti industriali, geometri, periti agrari e agrotecnici, sono certamente tra le categorie professionali che, insieme ad altre, sono investite duramente dall’eccezionalità dei giorni che stiamo vivendo, vista l’impossibilità dello svolgimento del normale lavoro quotidiano. Milano (città esemplare, ma con essa anche le altre) ne è un esempio: progettazione frenata o bloccata, cantieri chiusi, attività di direzione lavori ferme, sopralluoghi rinviati, collaudi interrotti, consulenze del Tribunale troncate, pratiche edilizie rinviate a data da destinarsi, accessi agli atti sospesi, consulenze rimandate o addirittura annullate. Tra le tante domande scaturite dall’emergenza, i professionisti dell’area tecnica si chiedono che fine faranno le loro attività, che hanno un’utilità economica e sociale essenziale per l’intero Paese e per la bilancia dei pagamenti, e se avranno lavoro per poter sostenere le loro famiglie, perchè senza un’adeguata ripresa dell’economia e quindi delle attività professionali, non potranno pensare con serenità al futuro e quindi molti studi dovranno chiudere, lasciando in grossa difficoltà vaste aree della nostra società. Oltre il 70% degli studi professionali ha chiuso e solo alcuni sono in grado di praticare il lavoro agile, ma con una forte riduzione dell’attività professionale. Le recentissime ulteriori misure restrittive poste in essere dal Governo, e quelle che si aggiungeranno a breve, indurranno altre chiusure, poiché il lavoro dei liberi professionisti dipende da incontri, sopralluoghi, attività presso i pubblici uffici, tutte attività che presuppongono un rapporto diretto con le persone, nonché spostamenti per raggiungere cantieri, luoghi da visionare ed uffici da visitare. È quindi evidente che le attività si fermeranno praticamente del tutto, con gravissime ripercussioni, sui flussi di cassa, sulla liquidità e, di conseguenza, oltre che sulle attività e sugli investimenti programmati per i prossimi mesi, sulla stessa possibilità immediata di corrispondere gli emolumenti ai dipendenti ed aii collaboratori. Alle nostre attività professionali, evidentemente, non potranno essere compatibili due velocità: quella determinata dal “iorestoacasa” e i molteplici adempimenti a cui i liberi professionisti sono normalmente sottoposti, per un periodo del quale non si conosce ancora la durata. Risultato: enorme difficoltà e paralisi pressoché totale di quasi tutti gli Studi professionali sul territorio nazionale, specie degli studi più piccoli che in Italia sono la maggioranza; analogamente la clientela, vista la situazione emergenziale e di incertezza, ha sospeso la maggior parte dei contatti con gli studi dei liberi Professionisti, a discapito di lavori/incarichi anche in corso, aggravando una situazione lavorativa già compromessa da anni di crisi economica. Come noto, tutte le Casse Previdenziali Private si sono attivate con provvedimenti di loro competenza, ad esempio con il rinvio del termine di pagamento dei contributi minimi 2020, sospendendo le azioni di riscossione e di accertamento, ma queste azioni, se non affiancate da altre misure straordinarie e urgenti, non sono sufficienti a contrastare il fermo quasi totale della libera professione ed il conseguente impatto economico sui colleghi…

fonte FIDAF.it