LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO NUMERO 4614 DEL 3 OTTOBRE 2017: UNA DECISIONE SUPERATA DAL CORRETTIVO DEL CODICE APPALTI?

Così Orazio nel Carpe diem: “Tu non chiedere, non è lecito sapere, quale fine a me quale a te gli dei abbiano concesso, o Leuconoe, né interpretare i numeri babilonesi. Come è meglio, sopporta ciò che sarà sia che Giove abbia attribuito molti interventi sia l’ultimo che ora fiacca su opposti scogli il mar Tirreno: sii saggia, verso i vini e nello spazio breve della vita allontana la lunga speranza.”

Condivisibile Orazio nei suoi pensieri: questi ci fanno sperare che anche l’infelicità del mondo professionale, ancor più di quello tecnico, possa essere superata, senza troppe interpretazioni di “numeri babilonesi”!

Tale auspicio sembra ben riposto se si leggono con attenzione i commi 8, 8 bis e 8 ter dell’articolo 24 del Codice dei contratti pubblici dopo il correttivo dello scorso mese di aprile.

Sembra, infatti, che sia finalmente stato chiarito che non possano essere più lesi, non soltanto la dignità di milioni di lavoratori, ma anche gli stessi valori sanciti dagli articoli 1, 3, 35 e 36 della nostra Carta Costituzionale, senza neppure voler scomodare la normativa dell’Unione Europea.

Il correttivo del Codice dei contratti pubblici appare prevedere, in particolare, a chiare lettere che: i compensi per i progettisti debbano essere commisurati al livello qualitativo delle prestazioni e delle attività da rendere; non sia possibile subordinare il pagamento degli stessi corrispettivi all’ottenimento del finanziamento dell’opera progettata; non si possano prevedere forme di sponsorizzazione o di rimborso per compensare i servizi dei progettisti.

Questo dovrebbe aiutare a superare definitivamente, almeno si spera, quanto statuito dalla recente sentenza della Quinta Sezione del Supremo Consesso della Giustizia Amministrativa, cioè la legittimità del bando, del disciplinare e del capitolato di una procedura indetta dal Comune di Catanzaro per l’affidamento in appalto di incarichi tecnico-professionali a titolo gratuito per il piano strutturale comunale e relativo regolamento urbanistico.

Ad oggi, sarebbe, in sostanza, non solo aberrante e contrastante con i principi basilari del nostro ordinamento, come lo era già per il passato, ma anche a dir poco impossibile continuare ad apprezzare un vantaggio, per il libero professionista che renda prestazioni tecniche, diverso da quello economico-finanziario o, meglio, identificabile in un potenziale ritorno di immagine derivante dalla spendita dell’affidamento pubblico verso l’esterno …

In conclusione, non pare che si possa più seppellire il concetto stesso di diritto ad un equo compenso per i prestatori d’opera intellettuale ed avallare ancora la pratica delle P.A. di non pagare il lavoro dei liberi professionisti mediante interpretazioni della normativa che diano luogo alla determinazione di utilità estranee ad un contratto che deve necessariamente essere caratterizzato dallo scambio tra servizio e ricompensa del medesimo.

Nonostante ciò, noi del Sindacato Nazionale Geologi Liberi Professionisti – SINGEOP continueremo ad essere vigili e partecipi alle evoluzioni che possano ledere gli interessi della nostra categoria e affiancheremo, per un pensiero comune, le altre associazioni tecniche.

Il Presidente SINGEOP
Geol. Guglielmo Emanuele

 

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